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Rapporti con colleghi

Non fidarti dei colleghi così. 7 segnali per conoscerli

“Imparerai a tue spese che nel corso della vita, incontrerai tante maschere e pochi volti.”
Luigi Pirandello

Ti fidi dei tuoi colleghi d’ufficio? In questo articolo scoprirai perché non devi fidarti di alcuni colleghi.

Quando si è al lavoro, in fabbrica o in ufficio, purtroppo non sempre fila tutto liscio.

Spesso oltre alle mille cose da fare, le richieste del capo, le riunioni e le pratiche da sbrigare; si fanno i conti con alcuni colleghi non proprio corretti!

Persone che non hanno ben compreso quale sia il modello organizzativo vincente per un team, all’interno di un ufficio, e che per questo, con delle piccole azioni dettate per lo più da pura invidia, logorano l’ambiente, demotivano lo staff e rovinano i rapporti, compromettendo così anche le prestazioni e i risultati di tutti, ma soprattutto facendoti trascorrere delle brutte giornate, fatte di momenti in cui devi per lo più difenderti da attacchi spesso indiretti e fastidiosi.

Ma come fare per riconoscere questo genere di colleghi?

Il tempo è sicuramente rivelatore.

Con il tempo, arriva sempre l’evidenza dei fatti e ognuno a lungo andare si dimostra per quello che è veramente.

Ma senza lasciar passare i mesi o gli anni, ci sono alcuni piccoli campanelli d’allarme che spesso si rivelano essere precisi indicatori di scorrettezze in agguato.

Saper riconoscere e cominciare a prestare attenzione a questi piccoli avvertimenti, è un’anticipazione di ciò che sarà, e ti potrà permettere così di dosare con il contagocce la tua fiducia, concedendola a coloro che la meritano davvero, piuttosto a chi potrebbe essere già pronto a tradirla.

Quindi, chi dobbiamo tenere alla larga?

Eccoti i 7 segnali per riconoscere i colleghi di cui è meglio non fidarsi

1) Chi manda mail senza che tu sia tra i destinatari o in copia

Davvero sgradevole!

Spesso le comunicazioni via mail fanno giri tortuosi all’interno degli uffici.

Passano da un pc all’altro come il virus dell’influenza e il loro contenuto alla fine diventa rapidamente di dominio pubblico.

Per questo, risulta davvero fastidioso, ricevere mail inoltrate da terzi, in cui il mittente ci cita per qualcosa; magari qualcosa dall’apparenza negativa che a suo dire avremmo detto o fatto.

Ringraziamo molto questo tipo di collega per aiutarci a comprendere e migliorare dai nostri errori, peccato però che nella sua mail non eravamo né tra i destinatari, né tanto meno in c.c.

Allora dobbiamo chiederci: Quale era il suo scopo?

Non fidarti di questo genere di colleghi.

2) Chi parla male degli altri durante la pausa caffè

Se lo fa degli altri, lo farà con tutta probabilità anche di te.

Parlare male degli assenti, durante la pausa caffè, è uno sport praticato da molti, ma è il genere di sport che a lungo andare logora chi lo pratica e chi perde tempo ad ascoltarlo.

L’invidia è spesso la causa principale delle considerazioni negative gratuite che vengono fatte verso chi non può difendersi perché non è presente.

La domanda che dovrai porti sarà sempre la stessa:

Qualsiasi siano le ragioni, non sarebbe meglio parlarne con il diretto interessato?



3) Chi parla male dell’azienda e generalizza

Qui non va bene niente.

Qui è tutto uno schifo.

Qui non c’è meritocrazia.

Se è andata storta a lui o lei per qualcosa, non è detto che lo sia per tutti.

Piuttosto che affrontare singolarmente le cause del loro malcontento, alcuni preferiscono trascinare gli altri in una sorta di scontro con il capo o l’azienda stessa.

Non fidarti di questo genere di colleghi, sono convinti che una forma di mal comune dia più credibilità alle loro tesi, non rendendosi conto che sarebbe meglio affrontare i loro problemi in separata sede, forti delle loro ragioni e senza coinvolgere nessun altro.

4) Chi dispensa etichette a tutti e chi entra nel personale

Sei sempre così…

Sei quello.

Sei, sei, sei…

Essere, implica una condizione costante, duratura nel tempo.

Tutti cambiano e tutti attraversano diversi momenti, periodi nei quali si affrontano timori e si hanno differenti necessità e visioni.

Pertanto, se oggi puoi sembrare stanco e demotivato non è detto che tu lo sia anche domani, e tutti coloro che esordiscono dipingendo il quadro intero della tua esistenza tramite l’istantanea di un momento, non hanno speso nemmeno il minimo sforzo per tentare di comprenderti a fondo, limitandosi ad attaccarti l’etichetta che ritenevano più opportuna per quel momento.

Tu sei un individuo fatto di molteplici qualità, pregi e difetti, momenti e istanti in continuo mutamento. Per questo per comprenderti servirà il desiderio di conoscerti, altrimenti sarà solo pregiudizio.

5) Chi dice di sapere e conoscere tutto

In ufficio, oltre ai nostri valori che sono imprescindibili in ogni contesto, contano i numeri, i dati e i fatti!

Chi chiacchiera molto, dicendo di sapere questo e quello, di conoscere come fare qualsiasi cosa in qualsiasi campo, si rivela spesso quel genere di persona che poi lascia il compito di agire agli altri e trova sempre una scusa per non esserci nel momento del bisogno.

Meglio chi fa e non dice, piuttosto di chi dice e non fa.

Non fidarti di questo genere di colleghi.

6) Chi dispensa troppi sorrisi e complimenti

Il grado d’interesse non è sempre uguale per tutti e ovunque.

A partire dagli amici, dei quali ci importa molto, si arriva ai conoscenti dei quali sappiamo poco e magari altrettanto poco ci importa.

Chi si presenta attraverso un grande interesse, domandando come sta nostro zio, nostra sorella, complimentandosi con noi per delle cose che non meriterebbero nessun complimento; è probabilmente qualcuno che non è del tutto sincero.

I complimenti, hanno un valore e come ogni cosa preziosa è giusto usarli con parsimonia, a fronte di un reale impegno, sforzo o sacrificio che ha permesso di conseguire un buon risultato.
Tante pacche sulle spalle, molti sorrisi, tanta vana gratitudine e finto interesse, non sono mai dei buoni segnali.



7) Chi cambia troppe volte le sue idee per allinearsi a quelle del capo

A volte è corretto cambiare punto di vista, lasciarsi coinvolgere in nuove sfide e provare a vedere le cose da un lato diverso.

Ma questo è utile se poi si condividono i risultati e se essi sono proporzionati agli sforzi necessari per raggiungerli.

Un cambiamento accettato che alla fine fa dire un bel: “si avevi ragione”, è un ottimo esempio.

Essere invece convinti di qualcosa e modificare drasticamente le proprie idee solamente per compiacere il capo, non è di certo una manifestazione di integrità morale e professionale.

Nelle molte realtà che si vivono, possono essere diversi i motivi che spingono alcuni a dire sempre di sì, talvolta dettati da imposizioni o paure alle quali non si riesce a far fronte.

Ma per tutto il resto dei casi, negli ambienti in cui non sussistono tali forzature, dire sempre di sì al capo è visto come una scorciatoia per raggiungere degli obbiettivi personali a discapito di tutto il resto, compiacendo i superiori piuttosto che essere coerenti con se stessi e coerenti con i propri pensieri.

E chi ha per vizio di dire troppi sì, quando poco prima ci aveva fatto capire che avrebbe detto no, non è di certo un collega di cui io mi fiderei, per cui il consiglio è: non fidarti di questo genere di colleghi.

“Ogni falsità è una maschera, e per quanto la maschera sia ben fatta, si arriva sempre, con un pò di attenzione, a distinguerla dal volto.”
Alexandre Dumas

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