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Performance

Da casa all’ufficio. In Svizzera il tragitto sarà retribuito

“C’è un vero progresso solo quando i vantaggi di una buona decisione diventano per tutti”
Henry Ford

Essendo noi di bestondesk molto attenti e interessati ai cambiamenti che riguardano il mondo dei nostri lettori che sono in prevalenza impiegati di ogni settore, manager e imprenditori, non potevamo non rilanciare la notizia che in questi giorni ha fatto piuttosto scalpore nel mondo del lavoro, in particolare per tutta quella serie di dipendenti che considera il percorso da casa al lavoro già un momento da dedicare al lavoro stesso.

Di fatto sono tante le persone che in tram, autobus, treno o semplicemente mentre guidano la propria auto verso l’ufficio, pensano agli impegni della giornata, telefonano ai colleghi già operativi, mandano o leggono e-mail o più in generale portano avanti qualche attività inerente al loro mestiere.

Proprio grazie a questo genere di considerazioni, il governo svizzero ha recentemente approvato una norma che permette ai dipendenti federali di farsi riconoscere in busta paga anche il tempo impiegato per gli spostamenti da casa al lavoro e viceversa previo accordo con il proprio responsabile.

Questo implica riconoscere la flessibilità e l’interesse che in molti hanno, non limitandosi ad “accendersi” e “spegnersi” come farebbe un computer in base agli orari concordati, ma dando sempre un contributo anche quando formalmente non si viene retribuiti.

Prendendo la notizia così come si legge, senza voler ipotizzare scenari che coinvolgono i classici furbetti che si possono trovare ovunque in ogni nazione, sembrerebbe un bel passo avanti nel voler allineare il sistema retributivo all’effettivo apporto di ogni dipendente, ma come abbiamo appena detto, la possibilità di approfittarsene sembra essere sempre dietro l’angolo.

Non sarebbe professionalmente corretto leggere un libro in treno o guardare un video su internet e farsi retribuire esattamente come se si fosse alla propria scrivania intenti nello svolgere i propri compiti.

Allo stesso modo, non sarebbe accettabile che un capo o un titolare con poco buon senso, carichi un dipendente di lavoro o lo tempesti di telefonate durante il tragitto da casa all’ufficio soltanto perché considera quel tempo di sua proprietà in quanto retribuito.



Nascono dunque i soliti dilemmi portati dal cambiamento:

Utile o inutile iniziativa?

Di facile applicazione o no?

Adatta anche al nostro paese oppure meglio non pensarci nemmeno?

Noi ci siamo fatti la nostra opinione e siamo dell’idea che ogni contesto lavorativo ben governato dovrebbe fondarsi sulla fiducia e sul coraggio di intraprendere nuovi percorsi capaci di far crescere e migliorare le condizioni dell’azienda attraverso il miglioramento delle condizioni di lavoro di ogni dipendente, pur sapendo che in molte realtà tutto questo rimane utopia.

Di conseguenza, riteniamo fondamentale che ogni imprenditore, manager o figura ai vertici di qualsiasi azienda debba sempre guardare lo stato attuale dell’ambiente che è tenuto a governare e in tutta onestà e trasparenza riuscire a giudicare il livello di cultura, fiducia e competenza con cui ha a che fare.

Da questo presupposto, e dalla consapevolezza di trovarsi in un preciso punto lungo la linea che rappresenta lo stato di maturità di un ambiente lavorativo, sarà più facile arrivare alla conclusione se si è pronti o meno ad intraprendere iniziative del genere con le proprie risorse ed in tal caso, qualora si presentasse la possibilità, la scelta sarà più facile.

Per adesso lasciamo che i nostri amici svizzeri testino per primi questa forma di flessibilità, e magari tra qualche mese ci diano i primi feedback su cosa è andato bene e cosa no.

Attendiamo con ansia di conoscere il loro pensiero.

E tu che cosa pensi?

Scrivici la tua opinione a: [email protected].

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