BestOnDesk
Image default
Gestione risorse Performance

Paura dei cambiamenti? 3 grandi aziende che hanno perso il passo

“Dopo aver fatto sempre la stessa cosa nello stesso modo per due anni, inizia a guardarla con attenzione. Dopo cinque anni, guardala con sospetto. E dopo dieci anni, gettala via e ricomincia di nuovo tutto.”
Alfred Edward Perlman

Il cambiamento entra più che mai in modo dirompente a far parte delle nostre vite e soprattutto nel mondo attuale del lavoro.

Non che anni o secoli prima non ne facesse già parte, ma è innegabile che oggi con l’avvento e lo sviluppo di internet, tutto è diventato molto più veloce e ciò che prima richiedeva ore, giorni o mesi, oggi può essere fatto in pochi secondi.

Quindi, anche nel gioco della domanda e dell’offerta su cui si fonda ogni tipo di mercato, il cambiamento e la capacità di riadattarsi in funzione di una domanda in continuo mutamento, è una delle principali fonti di successo o motivo di fallimento, a seconda da come lo si vuole osservare.

Per essere un po’ più chiaro e rendere al meglio l’idea di cosa significa saper cambiare e cercare per quanto possibile, se non di anticipare i tempi, quantomeno voler stare al passo, abbiamo voluto rispolverare tre storie di successo e fallimento.

Tre grandi aziende, colossi nel loro settore, che non hanno però compreso e abbracciato il cambiamento in corso nel loro tempo e hanno così perso l’occasione di rinnovarsi cedendo mercato ad altri che pian, piano non hanno lasciato loro più nulla.

1) Blockbuster

Chi di noi non ha mai provato a noleggiare una videocassetta in uno dei tanti store di Blockbuster presenti nelle nostre città?

Non era solamente un luogo dove prendere a noleggio un video ma era una vera e propria cerimonia, la classica serata Blockbuster.

Cena con amici e film horror, oppure una serata romantica sul divano con bibita e popcorn abbracciato alla persona amata.

Un rituale che in molti ripetevano ogni weekend e che sembrava essere eterno.

Un cambiamento però si insediava silenzioso in tutto questo; mentre tutti noi in molte parti del mondo continuavano a noleggiare i nostri film preferiti, qualcuno stava già pensando a come fare in modo di farli arrivare direttamente nelle nostre case senza più dover uscire per prendere la cassetta e tornare a restituirla.

Blockbuster passava da una presenza a livello globale in oltre 25 paesi ad un solo store negli Stati Uniti, chiudendo via, via tutti gli altri.

Durante questo passaggio però le opportunità non mancarono; una piccolissima azienda di nome Netflix si stava affacciando sul mercato e un colosso come blockbuster avrebbe potuto facilmente acquisire il nuovo gruppo per ampliare i suoi servizi, ma qualcuno non ci ha creduto.

Dietro ogni azienda ci sono sempre le persone, manager, proprietà e dirigenza, e nel caso di Blockbuster qualcuno si è dimostrato poco lungimirante o peggio ancora incapace di intravedere l’enorme cambiamento alle porte e coglierlo con coraggio.

Il resto è storia moderna in cui la potentissima catena di videonoleggio oggi è un piacevole ricordo di tempi passati, mentre il piccolo Netflix è il gigante che tutti conosciamo e che si è imposto nel suo mercato di riferimento.

2) Kodak

“Voi premete il pulsante, noi facciamo il resto.”

Era lo slogan di una delle più grandi multinazionali nel campo della fotografia e delle macchine fotografiche; slogan che volendo guardare andrebbe bene anche oggi nonostante a cambiare sia stato tutto il resto attorno.

Nel 1975, grazie ad un idea di Steve Sasson, la stessa Kodak riuscì a produrre il primo prototipo di macchina fotografica digitale, progetto che però fu dimenticato e messo da parte per molti anni. Infatti la prima vera macchina fotografica digitale targata Kodak fu messa in commercio solo nel 1991 lasciando così il tempo e molte altre aziende all’epoca minori di dedicare risorse all’evoluzione e l’espansione della fotografia digitale.

Questa leggerezza, scarsa visione e poca versatilità, portò la Eastman Kodak Company a chiudere le vendite di macchine fotografiche nel 2004 e da lì in avanti non fu in grado di colmare il divario che si era creato nella sfera digitale tra lei e i suoi nuovi competitors.

La dichiarazione di bancarotta giunse il 5 gennaio 2013, con la svendita di moltissimi brevetti ad altre società che invece ancora oggi prosperano e soprattutto innovano.

3) Nokia 

Dall’azienda che ha praticamente dato il via alla rivoluzione tecnologica che passa attraverso la telefonia mobile, ci si aspettava molto di più.

Un successo fuori dal comune ma un altrettanto declino estremamente rapido.

Nel 1998, con la serie 6100, la Nokia vende oltre 41 milioni di telefoni tra i quali Il famoso modello 6110, per intenderci quello del gioco Snake che ha fatto letteralmente impazzire milioni di persone in tutto il mondo.

Nel frattempo l’azienda continua a crescere e la sua valutazione in borsa raggiunge i 70 miliardi di dollari, ma qualcosa si sta muovendo al di fuori e qualcuno in Nokia non se ne accorge o non lo vuole accettare forte del suo strapotere sul mercato nel momento.

Un certo Steve Jobs è apparso sulla scena quasi dal nulla proponendo un sistema operativo (IOS) di cui Nokia era già parzialmente al corrente da tempo, ma che non temeva o forse non reputava una possibile minaccia per i suoi fiorenti affari.

Nokia resta quindi aggrappata disperatamente al suo software faticando ad accettare l’idea di doversi adeguare alle nuove più sofisticate richieste del mercato e quindi di noi tutti consumatori, e l’azienda continua a perdere tempo e ordini, mentre sulla scena compaiono Samsung, LG, Apple e molti altri.

Alla fine, dopo un triste declino per l’azienda, saranno le parole dell’amministratore delegato Stephen Elop a far riflettere tutti su quanto accaduto:

“Siamo tutti su un pavimento che brucia ed è ora di decidere come cambiare il nostro comportamento.”

Parole che però come ben sappiamo, sono arrivate troppo tardi.

E tu cosa ci racconti?

Che futuro vedi per la tua azienda o il tuo business?

Perché in fin dei conti la vita, il lavoro e il successo, sono come un buon libro che viene scritto da noi una pagina dopo l’altra; un libro di cui però non puoi tornare indietro e cambiare l’inizio, ma puoi iniziare dove sei e cambiare il finale, anche oggi stesso.

Una lettura consigliata:

Leggi anche:

Industria 4.0, cos’é e perché potrebbe essere distruttiva