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Sharing economy. È arrivata davvero la fine di un’era?

“Se tu hai una mela e io ho una mela e ci scambiamo le nostre mele allora tu ed io avremo ancora una mela a testa. Ma se tu hai un’idea e io ho un’idea e ci scambiamo queste idee; allora ciascuno di noi avrà due idee”
George Bernard Shaw

Nata dopo una crisi, sembra essere giunta al suo punto peggiore durante un’altra crisi; sarà davvero così?

La sharing economy, detta anche economia della condivisione, è un sistema nato e sviluppato nell’ultimo decennio con lo scopo di agevolare le persone a scambiare beni, servizi in un circolo virtuoso in grado di offrire un duplice vantaggio, sia per chi mette a disposizione un certo bene o servizio, sia per chi ne trae un temporaneo beneficio a fronte di qualcosa, denaro o dati che siano.

La caratteristica principale su cui la sharing economy fonda le sue radici, è di fatto il contatto diretto tra domanda ed offerta che passa attraverso piattaforme e aziende che hanno saputo cogliere i bisogni dei cittadini e creare una connessione con chi può soddisfare tali bisogni; connessione grazie alla quale ricavare un piccolo margine che moltiplicato per milioni di persone si è trasformato nella fortuna di altri.

Tali piattaforme, grazie alla loro forte presenza online e alla creazione di community, si sono focalizzate su esigenze primarie quali mobilità, svago, rapporti e così via, concentrando tutto su un iniziale contatto online che si consuma poi nel contatto fisico tra chi offre e che cerca.

Ti serve un passaggio da qualcuno che va nella tua direzione? Detto fatto.

Cerchi una casa o un posto per dormire? Nessun problema.

Tutto rapido e intuitivo, ad ogni domanda c’era chi ti metteva in contatto con centinaia di offerte.

AirBnB, BlaBlacar, Hertz, Uber, sono solo alcuni esempi di grandi aziende che devono tutto ad un modello di economia di condivisione di qualcosa di concreto e tangibile che pare aver subìto più di qualsiasi altro settore gli effetti negativi di un distanziamento sociale destinato a durare, o quanto meno a lasciare il segno per i prossimi anni.



Ciò detto, risulta sempre difficile fare previsioni, soprattutto quando una crisi non è ancora terminata come in questo momento.

I mutamenti della società sono ancora in costante evoluzione e nonostante molte abitudini siano già cambiate, e alcune importanti aziende della sharing economy stiano già dichiarando fallimento, non tutto potrebbe essere perduto.

Forse, come ipotizziamo, si sta già presentando l’opportunità nemmeno tanto velata, all’interno del problema stesso, ovvero quella di passare da una sharing economy di beni e servizi, ad una sharing economy di idee, valori, esperienze e progetti, lasciando poi che ognuno viva la propria esperienza personale.

Il nostro pensiero corrisponde in pieno alle parole della citazione di George Bernard Shaw, con la presunzione di essere certi che l’era della sharing economy non è finita ma è in procinto di affrontare il suo più drastico cambiamento, andando nella direzione in cui ciò che verrà condiviso sarà sempre meno qualcosa di materiale e sempre più un concetto, un’idea, un’emozione o un’esperienza; embrioni di ciò che poi può essere certamente trasformato in qualcosa di reale esaltando la singolarità dell’individuo.

Ebbene, le risposte possono essere tante e differenti, ma probabilmente ciò che sta iniziando a cambiare sono le domande, quindi le esigenze dei singoli che continueranno a voler condividere beni o servizi ma forse vorranno farlo in un modo meno diretto, dando origine ad una nuova era di una sharing economy sempre più digitale in cui i dettagli pratici non sono più lasciati a chi offre e a chi cerca, bensì affidati a terzi che grazie a canali regolamentanti, particolari attenzioni alla sicurezza ed efficaci forme di controllo, saranno in grado di garantire l’essenza della condivisione e quindi il dare e ricevere, ma in totale sicurezza per la salute, prendendosi quindi una maggior responsabilità a fronte di un maggior compenso.



Per concludere, probabilmente siamo davvero alla fine dell’era della sharing economy, ma non alla fine del modello, o meglio delle radici su cui esso si fonda.

Le persone continueranno a voler condividere, dare e ricevere in modo da ottenere un duplice vantaggio oggettivo da una transazione che qualcun altro garantirà e gestirà sempre più nei dettagli garantendo il rispetto di tutte le norme di sicurezza e tutela della persona.

In buona sostanza, si passerà da una sharing economy, ad una sharing economy safe in cui noi ci occuperemo del concetto (teoria), e chi di dovere gestirà i contatti (pratica). 

Ecco un libro che ti consigliamo vivamente per tentare di dare uno sguardo al futuro e comprendere come sarà il mondo che verrà:

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