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Gestione del tempo

Siamo alla fine dello smartworking? Scopri cosa pensano le aziende.

“Il vero significato del coraggio è avere paura – e poi, con le ginocchia che tremano e il cuore che batte, fare comunque il salto”
Oprah Winfrey

Dopo la spinta iniziale generata dalla necessità di continuare a garantire ogni tipo di servizio anche durante il lock-down, sembra già arrivato il tempo della prima sosta ai box per comprendere se lo smartworking di massa sia stata solo una buona soluzione in un momento di emergenza, oppure una via da continuare a seguire per completare la svolta verso il lavoro agile.



Tante aziende, in corrispondenza delle ferie estive stanno progressivamente rivedendo le postazioni attualmente in smartworking, facendo rientrare via, via anche il 60-70% del loro organico ai cui era stato proposto o concesso il lavoro da casa.

Mancanza di fiducia?

Scarsi risultati?

Problemi di comunicazione?

Spesso la posizione in smartworking viene soltanto chiusa senza troppe spiegazioni ed il collaboratore al tal giorno rientra in ufficio come se niente fosse domandandosi cosa non abbia funzionato.

Molte aziende attraverso i responsabili delle risorse umane, emettono dei comunicati in cui legano lo smartworking all’emergenza dei mesi passati, e con il rallentamento delle restrizioni, richiedono il reintegro in ufficio dei dipendenti che lavoravano da casa.



Opportunità che non è stata colta o semplice ritorno alle origini?

Vediamo di dare qualche risposta alle molte domande seguendo il filo logico delle priorità e assegnando dei pro e dei contro.

1) Tempo

Se ormai è sempre più chiaro a tutti che la cosa più importante che abbiamo è il nostro tempo, appare anche evidente che lo smartworking è in assoluto il modello di lavoro (visto da dipendente) che più di tutti permette di salvaguardare il proprio tempo. 

Non tanto per il numero di ore dedicate al lavoro, ma per la possibilità di mettere in parallelo l’attività lavorativa con alcune faccende di casa, limitare gli spostamenti e quindi azzerare i tempi di viaggio da e verso l’ufficio, e talvolta riuscire a ritagliare anche degli spazi per sé stessi ottimizzando al massimo i compiti da svolgere per l’azienda.

Questo però, ancora oggi viene visto come un beneficio soltanto per il dipendente e non per l’azienda che tende e preferire la presenza piuttosto che il risultato senza considerare il fatto che avere un dipendente più sereno, motivato e soddisfatto del proprio rapporto di lavoro, significa ambire a risultati di un livello qualitativo di gran lunga superiore alla media.

Di certo, per la stragrande maggioranza dei dipendenti che hanno testato lo smartworking, il fattore tempo è da considerarsi un Pro a tutti gli effetti, cosa che invece ancora molte aziende percepiscono come un contro.

Collaboratori: PRO

Azienda: CONTRO

2) Costi

È chiaro che per i dipendenti i costi sono pari a zero, se non per le spese sostenute nel migliorare la propria postazione di lavoro all’interno dell’abitazione principale.

Anzi, considerata la riduzione degli spostamenti si presenta anche il discreto vantaggio che deriva dal risparmio di carburante o del vedersi azzerato il costo dei mezzi di trasporto che a lungo andare diventa come un piccolo aumento in busta paga. 

Ma anche per le aziende si presenta la possibilità di tagliare i costi fissi legati agli spazi, e a tutto ciò che serve per garantire ad un certo numero di persone la possibilità di svolgere il loro lavoro all’interno dei locali aziendali.

Manutenzione, pulizie, consumi fissi, e così via, si riducono notevolmente.

Collaboratori: PRO

Azienda: PRO

3) Performance e controllo

Il controllo è forse il lato che più di tutti gli altri si inserisce prepotentemente in un rapporto di smartworking tra azienda e dipendente.

Tutto o quasi, ruota attorno ad una parte di fiducia che l’azienda concede a chi non può essere più controllato in base al tempo ma solamente in relazione al livello delle performances che riuscirà a garantire in un certo periodo di tempo.

Ecco che qui si nota la differenza tra quelle aziende strutturate, solide in cui i processi sono chiari e ben definiti e dove ciò che conta è il risultato, e invece aziende ancora acerbe o mal gestite dove tutto è lasciato un po’ al caso o dove limiti, doveri e compiti non sono ben chiari.

Parlare di risultato, significa identificare qualcosa di misurabile, concreto, supportato da numeri, dati e fatti che dimostrano la buona volontà, la competenza e l’impegno di chi anche lontano dalle occhiate del capo ufficio ha saputo portare a termine i propri compiti con continuità e costanza.

Collaboratori: PRO

Azienda: CONTRO

5) Indotto

Se è vero che la riduzione del personale negli uffici, soprattutto nelle grandi città ha portato con sé la diminuzione degli incassi per bar e ristoranti che con i dipendenti delle grandi aziende facevano cassa grazie a colazioni e pranzi, è anche vero che i bisogni delle persone non sono scomparsi ma si sono solamente spostati.

L’impiegato che lavora da casa, come prima cosa provvede a realizzare una nuova postazione di lavoro in un locale di casa, lo dimostra il fatto che le sedie da ufficio hanno avuto un incremento di oltre il 25% di vendite negli ultimi 6 mesi. Vedi la nostra classifica del 2020 delle migliori sedie da ufficio.

Le 10 migliori sedie da ufficio del 2020

Ma non solo, colazioni e pranzi al bar sono stati temporaneamente rimpiazzati da consegne a domicilio, ordini online e spesa un po’ più abbondante rispetto ai tempi pre-smartworking.

Di certo, per baristi e ristoratori, come noto non è un buon momento visto l’insieme di fattori che stanno rendendo il loro mestiere un po’ troppo complicato, guardando solo l’aspetto legato al lavoro agile si può dire che in linea di massima gli impiegati spendono ugualmente per ricreare a casa le migliori condizioni per svolgere bene la loro attività d’ufficio.

Collaboratori: PRO

Azienda: INDIFFERENTE



Scenario futuro, la nostra analisi:

Ebbene, nonostante i pro dello smartworking siano decisamente superiori ai contro per i dipendenti, riteniamo che il sistema del nostro paese, rappresentato nella sua grande maggioranza delle aziende che erogano servizi, non sia ancora pronto per cogliere questa opportunità, o che comunque veda i contro come un freno che spinge chi ha la responsabilità di decidere a ritornare sui suoi passi.

Nel medio termine abbiamo buone ragioni per credere che molte posizioni aperte in smartworking continueranno ad essere chiuse, richiamando un gran numero di impiegati al loro posto in uffici certamente rivisitati a livello di spazi e magari orari, ma pur sempre destinati ad essere il luogo di lavoro per molti, ancora per diverso tempo.

Tuttavia, nel panorama delle aziende più all’avanguardia stanno continuando ad emergere eccellenti realtà con processi già ben strutturati e consolidati, capaci di garantire ai loro dipendenti una certa continuità nel lavoro agile, se non addirittura sostenendo tale scelta valorizzando gli aspetti legati al benessere psicofisico delle persone, derivato da una condizione che permette loro di dare del loro meglio e infondere ancora più qualità nei progetti a loro affidati.

Ebbene, in uno scenario ancora tutto in evoluzione, possiamo affermare che non c’è nulla di cui meravigliarsi se diverse posizioni attualmente in lavoro agile verranno richiamate in azienda nei prossimi mesi.

È parte di un sistema paese che sta ancora testando in punta di piedi una nuova realtà in cui c’è il timore di perdere competitività perdendo il controllo del tempo e delle performances delle proprie risorse.

Tuttavia, in questo periodo è emersa però la chiara consapevolezza che un management di qualità è ciò che può fare la differenza, portando innovazione, facendo scelte coraggiose e organizzando il lavoro dei propri collaboratori in modo chiaro e trasparente all’interno di un codice etico che privilegia il fattore umano con i suoi punti di forza e le sue necessità, piuttosto che una forma assidua di controllo che spesso si rivela essere non solo un costo, ma anche un fattore controproducente in chiave “continuous improvement”.

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