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Gestione del tempo Performance

Smart working. La prima opportunità nella disgrazia

“Che cos’è l’opportunità? È presente in ogni difficoltà che incontrate nella vita. Ogni problema della vostra esistenza è il seme dell’opportunità di ottenere un vantaggio maggiore. Tale percezione vi apre un’intera gamma di possibilità, e questo mantiene vivo il mistero, la meraviglia, l’eccitazione, l’avventura.”
Deepak Chopra

Noi di BestOnDesk ne parliamo già da tempo, in uno dei nostri articoli citiamo lo smart working come una tra le migliori forme per incentivare i dipendenti a dare il loro meglio, conciliando il più possibile i loro ritmi e le loro esigenze con quelle aziendali.

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Adesso più che mai, mentre il mondo, e noi italiani in particolar modo in questo periodo facciamo i conti con una piaga che più che colpire la nostra salute sta via via sgretolando le nostre certezze; siamo convinti che dietro l’angolo della paura si nasconda la luce delle opportunità.

Opportunità di cambiare il modo di pensare e concepire un modello di società che probabilmente volge verso un grande cambiamento, momento in cui l’incertezza del futuro ci costringe a rivolgere lo sguardo verso il passato ovvero verso tutte quelle cose che permettevano alle persone di avere meno ma sentirsi meglio; una su tutte essere padroni del proprio tempo.

Di fatto, è sensazione comune della stragrande maggioranza dei lavoratori, impiegati e operai che siano, di non avere sufficiente tempo per sé stessi, per le proprie passioni o semplicemente per stare di più con le persone a cui si vuol bene.

Viceversa, è evidente che le aziende, capi e dirigenti compresi, hanno sempre più bisogno di performance di qualità da ogni collaboratore, esattamente quel genere di risultati che hanno lo scopo di condurre l’intera organizzazione verso l’eccellenza.

Dunque, ecco che i giorni del coronavirus fanno aprire ulteriormente la mente a chi ancora ritiene entrambi i fattori (tempo e performance) legati in modo indissolubile per qualsiasi attività.

Nulla di più sbagliato.

Lo smart working si prende prepotentemente la scena per una platea che in Italia sembrava essere ancora un po’ troppo distratta. Se ne parla un po’ ovunque e ognuno, all’interno della propria azienda, ha iniziato a pensare al modo in cui diverse attività per svariate mansioni, possono essere svolte anche da casa senza la necessità della presenza del dipendente in ufficio.

Durante la calamità, ecco la prima e più profonda riflessione che tocca molti imprenditori, manager e politici alle prese con una riforma del lavoro che presto o tardi saranno chiamati a pilotare.

In ridottissime proporzioni, ecco che il mondo pare accorgersi nuovamente, come accadde in seguito alla peste del ‘300, che dopo il periodo buio può esserci il rinascimento e l’occasione di cominciare a gettare le fondamenta per un sistema economico diverso e migliore di quello che ci ha condotto qui ed ora.

Rispetto per l’ambiente, qualità dei prodotti e qualità dei servizi, sicurezza sul lavoro e rispetto dei lavoratori, dignità dell’uomo e rispetto del suo tempo grazie alla consapevolezza del fatto che non esistono più certezze di quelle che un semplice starnuto potrebbe far scomparire da un momento all’altro.

In un mondo che ha estremamente bisogno di sicurezze ma che si fonda totalmente su delle incertezze, ci sforziamo ancora a disegnare sulle mappe confini e colori differenti, ma da oggi siamo tutti più consapevoli del fatto che di confini reali non ce ne sono più e che gli effetti degli errori di una comunità, di un singolo o di un popolo intero possono ripercuotersi in un baleno a migliaia di chilometri di distanza, là dove ci si nasconde dietro leggi e norme molto forti sulla carta ma inutili nello spazio vitale di un’impresa o di una persona.

Economia, ambiente, pensiero comune e molto altro ancora; sono fattori che non risponderanno mai più a confini geografici o a norme e leggi di un governo o dell’altro, e se è vero che indietro non si torna non ci resta altro che guardare avanti portando con noi il meglio del passato in un futuro ancora tutto da scrivere.



Noi di BestOnDesk riteniamo con il primo mattoncino per costruire una nuova casa chiamata lavoro, potrebbe essere quello di orientarsi verso lo smart working partendo dalla semplice analisi di tutte quelle attività impiegatizie che possono essere slegate dal tempo e misurate dal risultato.

Fiducia e flessibilità da dare e ricevere, sono gli ingredienti per cominciare a voltare pagina con l’intenzione di andare ben oltre, raggiungere tutti ovunque, colmando quel divario che un virus ci ha ampiamente dimostrato esistere solo nella nostra mente e nella volontà di coloro che speculano e si arricchiscono sulle diversità tra i popoli e sui vantaggi economici che lo sfruttamento del lavoro e di tutto ciò che ne fa parte (uomini, donne e risorse) permette loro. 

E cos’altro cambierà nel mondo?

Bè, come ogni previsione che si rispetti c’è sempre la possibilità di sbagliare, ma ci sono enormi probabilità che la lezione del coronavirus ci spinga sulla strada della robotica per poter rendere ospedali, luoghi di lavoro e di aggregazione sempre più controllati dal punto di vista sanitario.

Quindi scanner per la rilevazione della temperatura sempre più accurati e controlli più frequenti in aeroporti, stazioni e così via.

Robot in grado di igienizzare le superfici e di entrare in ambienti a rischio prima dell’uomo.

Rilevatori di ogni sorta capaci di individuare la presenza di virus nell’aria o sugli oggetti.

Ma non solo, ci si può attendere un’ulteriore crescita del settore farmaceutico e chimico visto più in generale.

Ma la vera previsione, quella da terno al lotto, è credere che ci potrà finalmente essere più coordinamento tra nazioni e governanti finalmente trasparenti in grado di dire la verità al loro popolo avendo compreso che il cittadino di oggi è un cittadino di un mondo sempre più piccolo dove qualsiasi cosa, in qualsiasi settore, se non fatta in modo etico, presto o tardi tornerà al punto di partenza con il peggio raccolto durante il viaggio.

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