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Zona arancione e zona gialla, cosa cambia e la nostra previsione per Natale e gennaio

“Stiamo distanti oggi per abbracciarci con più calore domani. Tutti insieme ce la faremo”
Giuseppe Conte

È in assoluto il dibattito del momento.

Come trascorreremo il Natale 2020 mentre ancora circola Covid-19? 

Le misure varate contro la pandemia da coronavirus vedranno un graduale ma costante allentamento tanto da salvare il Natale 2020?

Di certo, in questo momento così tragico e doloroso in cui il tasso di mortalità è al suo picco, appare quasi fuori luogo pensare alle feste o alle condizioni con cui avremo a che fare a fine e inizio anno; tuttavia, mettere insieme le informazioni che abbiamo e cercare di seguire il filo logico degli eventi con l’intento di prevedere per quanto possibili gli scenari che ci attendono, può essere utile per meglio prepararci al futuro.

Partiamo da quello che sappiamo con certezza per le regioni più popolose e duramente colpite:

  • Lombardia e Piemonte zone arancioni dal 29 novembre, e nell’arco di una settimana in zone gialle.

Certamente uno scenario che fa ben sperare ma che non deve però farci pensare ad un ulteriore allentamento nel breve tanto da poter permetterci una libera circolazione durante il periodo Natalizio.



Cosa si può fare in zona arancione:

  • Decade il lockdown come lo abbiamo conosciuto, ovvero il divieto assoluto di uscire di casa salvo le comprovate ragioni.
  • Si potrà quindi uscire di casa ma soltanto all’interno del comune di residenza dalle 5,00 alle 22,00.
  • Chiusura totale di bar e ristoranti, ad eccezione per l’asporto purché le consumazioni non avvengano all’esterno del locale.
  • Restano aperte scuole elementari e scuole per l’infanzia, tornano in classe gli studenti di seconda e terza media
  • Riapriranno negozi, anche nei centri commerciali dal lunedì al venerdì.

Cosa si può fare in zona gialla:

  • Bar e ristoranti aperti fino le ore 18,00 e poi asporto.
  • Negozi aperti senza le precedenti restrizioni.
  • Consentiti gli spostamenti anche al di fuori del proprio comune.
  • Si potrà ritornare al parco giochi con i bambini e per attività motorie.
  • Scuole aperte fino la terza media compresa.

Come sarà il Natale 2020 ai tempi del coronavirus:

Come abbiamo sentito dalle parole del Presidente del Consiglio, sarà un Natale sobrio, e noi crediamo che debba essere così non per obbligo ma per dovere morale; un senso civico che ci spinge a ridurre l’entusiasmo delle feste proprio perché per molte famiglie la festa non ci sarà.

Con tutta probabilità, ci ritroveremo un Italia in totale zona gialla, con restrizioni ad hoc per i giorni di festa, limitando i commensali ad un numero massimo di 6 persone, con coprifuoco alla mezzanotte.

Negozi aperti fino le 22,00 e bar e ristoranti fino le ore 18,00.  

Cosa conterrà il DPCM del 4 dicembre:

Tra pochi giorni il Presidente Conte parlerà nuovamente alla nazione ed esporrà il nuovo decreto, e anche se ancora niente è certo, alcune indiscrezioni sono già trapelate, quando anche la logica ci conduce a credere che siano ipotesi molto sensate.

Già per lo shopping natalizio sembra esserci concordia sulla necessità di allargare le fasce orarie di apertura dei negozi, compresi i centri commerciali.

Resterà senza dubbio il divieto assoluto di feste e ritrovi nelle piazze.

Gli spostamenti tra regioni potrebbero essere consentiti solo se in fascia gialla.

Feste, cene e pranzi solo tra un massimo di 6 persone a tavola.

Bar e ristoranti ancora chiusi alle 18,00, quindi niente cene fuori casa.

Impianti sciistici chiusi.

Confermato coprifuoco su tutto il territorio dalle ore 22,00.

Questi punti sembrano essere ormai certi ma non è detto si aggiungano ulteriori misure più restrittivi per certi settori e viceversa qualche allentamento in altri.



Ci sarà un lockdown a gennaio 2021?

Probabilmente sì.

È ipotizzabile e anche molto probabile che le 2 cause che scateneranno un nuovo aumento dei contagi nel pieno dell’inverno, saranno gli allentamenti delle misure restrittive del mese di dicembre e l’arrivo della normale influenza stagionale.

A fronte di questi eventi, con i consumi ormai già ridotti al minimo in un periodo di normale contrazione, è plausibile venga chiesto un ulteriore sacrificio con lo scopo di arrivare pronti ad una primavera in cui ci si augura un rilancio.

Cosa auspichiamo per il 2021:

In generale, da molti analisti, il 2021 viene già identificato come l’anno della ripresa, quello in cui potrebbe arrivare una spinta impetuosa all’economia grazie alle numerose iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali, ma soprattutto grazie ad un ritrovato entusiasmo delle persone che in tutto il mondo attendono la parola fine allo stato di emergenza e quindi alla pandemia.

Viceversa, altri temono che i vaccini non avranno un effetto duraturo, che il virus possa mutare e che molte persone rifiutino la vaccinazione.

Prevedere cosa accadrà, date le grandi variabili, è certamente molto difficile, tuttavia, come ci eravamo già sbilanciati a scrivere qualche tempo fa, restiamo fiduciosi sul fatto che l’estate 2021 sarà l’inizio della fine dell’incubo Covid-19.

Ciò che conta, in quel momento, sarà essere in grado di ripartire con il piede giusto, avendo imparato la lezione che ci ha fatto comprendere che uno starnuto in Cina equivale ad una pandemia globale; che uno sversamento incontrollato di sostanze chimiche in Groenlandia vale a dire un aumento significativo dell’acqua alta a Venezia, che una trivellazione incontrollata in mare adriatico potrebbe significare l’aumento dell’attività sismica sugli Appennini.

Tutto questo, in un contesto (naturale, economico e sociale) che non può più essere interpretato a blocchi pensando che gli effetti di qualunque cosa non giungano in altri luoghi fino ad altre persone.

Salute, giustizia, tutela e riforma del lavoro, lotta alla povertà, e molto altro.

Temi presi forse un po troppo alla leggera da molti anche causa di una presunta stabilità in cui ognuno ha potuto restare ancorato alle proprie certezze.

Ebbene, il periodo che stiamo vivendo, e che presto si spera diventi parte del nostro passato; ci ha insegnato che nessuna condizione è eterna e che il miglior modo per affrontare i cambiamenti che verranno, è costruire un sistema virtuoso e inclusivo, dove ognuno è tenuto a fare la propria parte, ma dove ciascuno di noi ha il diritto di trovare il proprio spazio e le giuste condizioni per esprimere al meglio il suo potenziale.

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